Il miele è tecnicamente rigurgito d’ape

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La prossima volta che spalmate del miele dorato sul vostro toast, ricordatevi da dove proviene veramente. Non è un magico elisir prodotto da fatine alate, ma tecnicamente è il rigurgito di un’ape. Le api bottinatrici raccolgono il nettare dai fiori, lo immagazzinano in uno stomaco speciale chiamato “borsa melaria”, e una volta tornate all’alveare lo rigurgitano per passarlo ad altre api, che a loro volta lo rigurgitano nelle celle. Un processo di vomito a catena che, miracolosamente, produce una delle sostanze più deliziose al mondo.

Dal nettare al miele: un processo di digestione e rigurgito

Quando un’ape succhia il nettare, questo entra nella sua borsa melaria, dove enzimi come l’invertasi iniziano a scomporre il saccarosio in zuccheri più semplici, glucosio e fruttosio. Tornata all’alveare, l’ape rigurgita il nettare parzialmente digerito nella bocca di un’ape operaia. Questo processo di trofallassi (scambio di cibo bocca a bocca) viene ripetuto più volte, riducendo il contenuto d’acqua e arricchendo il composto di enzimi. Infine, il liquido viene depositato in una cella dell’alveare, dove le api lo ventilano con le ali per far evaporare l’acqua rimanente. Quando il miele raggiunge la giusta densità (circa 17% di acqua), la cella viene sigillata con cera. Quindi sì, il miele è vomito d’ape. Ma è il vomito più sofisticato, elaborato e delizioso che la natura abbia mai inventato.



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