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Se c’è una cosa che il mondo di Squid Game ci ha insegnato, oltre a evitare giochi mortali e investire meglio i soldi guadagnati, è che la musica può essere altrettanto spietata. “Round and Round,” il celebre motivetto che accompagna uno dei giochi più agghiaccianti della serie, non solo ci è rimasto in testa, ma ha probabilmente occupato un appartamento di lusso nel nostro cervello, pagando l’affitto con la moneta dei tormentoni. Ma cosa c’è dietro questa ossessione musicale? È una trovata di marketing subdola? Un incantesimo oscuro? La scienza ha qualcosa da dire.

La scienza dei tormentoni: tra loop cerebrali e nostalgia manipolata
Partiamo dal dato scientifico: il motivo per cui non riusciamo a scrollarci di dosso “Round and Round” si chiama earworm. No, non è una creatura aliena strisciante, anche se potrebbe sembrarlo. In gergo tecnico, si tratta di una melodia che si ripete nella mente senza il nostro consenso, quasi come una notifica di WhatsApp perenne. La ricerca suggerisce che queste melodie hanno caratteristiche specifiche:
- Ripetitività: “Round and Round” è costruita su un loop ipnotico. Il nostro cervello ama le ripetizioni: è come un gattino che gioca con una pallina, incapace di fermarsi anche quando è esausto.
- Semplicità strutturale: Il brano segue una progressione musicale semplice e prevedibile, che però non stanca. Le note si succedono in modo che anche chi non sa distinguere un pianoforte da un ukulele possa canticchiarlo dopo un solo ascolto.
- Un pizzico di sorpresa: Nonostante la prevedibilità, “Round and Round” introduce lievi variazioni ritmiche che mantengono il nostro cervello attivo. È come un gioco del gatto col topo: pensi di averlo capito, ma no, c’è sempre un piccolo twist.
A complicare il tutto, c’è la componente emotiva. La melodia di “Round and Round” è un riarrangiamento di brani tradizionali che richiamano l’infanzia e il senso di sicurezza. Questo crea un corto circuito emotivo: mentre i protagonisti affrontano giochi letali, il nostro cervello associa la musica a qualcosa di familiare, quasi confortante. È il contrasto tra il macabro e il nostalgico a renderla così memorabile.
L’effetto della musica anempatica
Un ulteriore elemento che amplifica il potere disturbante di “Round and Round” è il suo carattere anempatico. La musica anempatica è una scelta stilistica in cui il brano si presenta completamente distaccato dalle emozioni della scena, creando un contrasto inquietante. Nel caso di Squid Game, il tono giocoso e quasi infantile della melodia contrasta brutalmente con il terrore e la tensione vissuti dai personaggi. Questo divario tra ciò che sentiamo e ciò che vediamo crea un cortocircuito emotivo, amplificando il nostro disagio. È come ridere in un funerale: il tuo cervello non sa cosa fare, quindi memorizza il momento in modo indelebile.
La musica anempatica non solo amplifica la tensione, ma costringe anche lo spettatore a interrogarsi sul senso del gioco stesso: una crudeltà mascherata da divertimento. Questo rende “Round and Round” non solo un tormentone, ma un vero e proprio strumento narrativo che riflette l’orrore del sistema disumanizzante rappresentato nella serie.
Neuromarketing e Netflix: colpo di genio o colpo basso?
Non sottovalutiamo l’aspetto commerciale. Netflix sa che un tormentone musicale può diventare un’arma segreta di marketing. Un brano che resta in testa è un promemoria subliminale: ogni volta che lo canticchiamo, il nostro cervello lancia una notifica interna, spingendoci a tornare sulla piattaforma. “Round and Round” è la versione moderna di un cartellone pubblicitario vivente, con l’unica differenza che non possiamo girare la testa dall’altra parte.
E poi, c’è il fattore memetico: la melodia è facile da remixare, usare nei reel di Instagram, nei TikTok virali o nei meme. Più una canzone si presta a essere riutilizzata, più rimane impressa nella memoria collettiva. “Round and Round” è come quel collega fastidioso che si invita da solo a ogni festa, ma finisce per monopolizzare la serata.
La resa incondizionata: “Round and Round” ha vinto
Alla fine, non c’è scampo. Possiamo odiare la melodia, possiamo amarla, ma una cosa è certa: “Round and Round” ha colonizzato il nostro cervello, e probabilmente rimarrà lì finché il prossimo tormentone non arriverà a spodestarla. Forse è proprio questa la vera lezione di Squid Game 2: non importa quanto ci crediamo forti e razionali, basta un motivetto ben piazzato per trasformarci in partecipanti inconsapevoli di un gioco mentale.
E mentre cerchiamo di dimenticarla, eccoci qui, a canticchiarla sottovoce ancora una volta. “Round and Round” non è solo una canzone: è un test di sopravvivenza. E, spoiler alert, stiamo tutti perdendo.
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