Google Ventures ha investito in una startup Blue Vision Labs con l’obiettivo di creare mondi virtuali condivisi

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

In un mondo dove la distinzione tra realtà e finzione si fa sempre più sottile, Google Ventures ha scelto di investire un’imponente cifra di 14,5 milioni di dollari nella startup londinese Blue Vision Labs. Quest’ultima si è distinta nel campo dell’augmented reality (AR), proponendo un audace progetto: la creazione di mondi virtuali condivisi, una sorta di realtà parallela dove la fisicità del mondo reale si fonde con l’interattività del virtuale.

Al centro di questo ambizioso progetto sta l’idea di una realtà aumentata social, dove gli utenti, armati di smartphone e tecnologie di machine vision, possono esplorare repliche 3D di città come Londra, San Francisco e New York.

La peculiarità di questa visione sta nell’interazione comune: diversamente dalle applicazioni AR tradizionali, che limitano l’esperienza all’ambito individuale dello smartphone, Blue Vision Labs punta a un’esperienza collettiva e condivisa.

La startup ha sviluppato un’infrastruttura cloud avanzata, capace di gestire questi mondi virtuali e garantire l’accesso a un numero illimitato di utenti. La tecnologia impiegata permette un posizionamento accurato nello spazio virtuale attraverso l’uso della fotocamera dello smartphone, aprendo le porte a un nuovo modo di interagire con l’ambiente e con gli altri utenti in tempo reale.

Questa visione, tuttavia, non è esclusiva di Blue Vision Labs. Anche Facebook, sotto la guida di Mark Zuckerberg e in collaborazione con Oculus – acquisita per tre miliardi di dollari circa quattro anni fa – sta esplorando il concetto di mondi virtuali immersivi e condivisi. Zuckerberg, in una conferenza del 2017, ha enfatizzato il potenziale social di questa tecnologia, contrapponendosi a coloro che vedono la realtà virtuale come un fenomeno isolante.

Mentre ci avviciniamo a passi da gigante verso un futuro dove la realtà aumentata diventa un terreno di socializzazione globale, emergono domande provocatorie e forse un pizzico ciniche: stiamo assistendo alla nascita di una nuova era di connessione umana o, al contrario, all’annichilimento della nostra realtà sociale? La risposta, immersa in un mare di pixel e cloud computing, rimane per ora un divertente enigma.



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