Negli ultimi 50 anni la popolazione di vertebrati selvatici è crollata del 73%

Pensateci bene: stiamo facendo un lavoro fantastico. In soli 50 anni, siamo riusciti a ridurre del 73% la popolazione di vertebrati selvatici sulla Terra. È un’impresa titanica se si considera che questi animali si sono evoluti per milioni di anni, adattandosi a climi estremi, predatori affamati e condizioni ambientali avverse. Ma noi, esseri umani moderni, abbiamo dimostrato che con un po’ di cementificazione, deforestazione e qualche tonnellata di plastica negli oceani, possiamo far sparire specie millenarie in un battito di ciglia.

Ma diamo un’occhiata più tecnica al fenomeno (mentre brindiamo con un bicchiere d’acqua microplasticizzata): il rapporto del WWF e della Zoological Society of London (ZSL) indica che dal 1970 ad oggi, le popolazioni di vertebrati selvatici sono crollate in modo allarmante. Questa percentuale del 73% non è una piccola flessione, ma un vero e proprio tracollo globale. Siamo riusciti a causare questo drastico declino in meno di una vita umana media.

In 50 anni gli animali vertebrati selvatici sono diminuiti del 73%:
Foto di mordilla-net da Pixabay

Perché sta succedendo?

La risposta, sfortunatamente, è molto semplice: siamo noi. La deforestazione per fare spazio all’agricoltura intensiva e all’allevamento, l’inquinamento delle acque, l’urbanizzazione incontrollata e il cambiamento climatico hanno portato molte specie sull’orlo dell’estinzione. A peggiorare la situazione, c’è anche il bracconaggio e il traffico illegale di fauna selvatica, che continuano a mietere vittime tra le specie più vulnerabili.

Gli ecosistemi, che una volta erano equilibrati, vengono distrutti in modo sistematico. Le foreste tropicali, polmone della Terra e casa di migliaia di specie, vengono abbattute a un ritmo vertiginoso.

Gli oceani si stanno svuotando di vita, mentre le barriere coralline, fondamentali per molte specie marine, stanno morendo a causa dell’aumento della temperatura e dell’acidificazione delle acque.

I numeri parlano chiaro

Prendiamo il Living Planet Index (LPI), un indicatore che monitora lo stato di salute delle specie animali a livello globale. I dati mostrano che le aree più colpite sono le zone tropicali del Sud America e dell’Africa centrale. La regione amazzonica, in particolare, ha subito una devastazione impressionante, con la deforestazione che avanza a ritmi che fanno arrossire un boscaiolo.

La biodiversità è letteralmente in caduta libera. E la cosa interessante è che non si tratta solo di carismatici grandi mammiferi come elefanti, tigri o gorilla, ma anche di piccoli uccelli, pesci e anfibi, che svolgono ruoli cruciali nei loro rispettivi ecosistemi. Se spariscono loro, cade l’intero castello di carte della vita sulla Terra.

Il grande assente: l’autoconsapevolezza

Siamo perfettamente consapevoli che ogni volta che accendiamo una luce, mangiamo una bistecca o facciamo una doccia un po’ più lunga, stiamo contribuendo a questo collasso ecologico. Eppure, continuiamo a vivere come se nulla fosse.

In fondo, perché preoccuparsi? Tanto, alla fine della giornata, c’è Netflix e la pizza a domicilio. Ma, spoiler alert: senza un ambiente sano, non ci sarà né pizza né serie TV, né tantomeno un pianeta abitabile.

Cosa possiamo fare (oltre a fare finta di nulla)?

Tecnicamente, possiamo ancora fare qualcosa. Salvare la biodiversità richiede un cambiamento radicale nelle nostre abitudini e politiche. Ridurre le emissioni di CO2, proteggere gli ecosistemi rimasti, investire in energia rinnovabile, ripristinare habitat distrutti e combattere il bracconaggio sono tutte azioni necessarie. Sembra quasi troppo ambizioso, vero? Dopotutto, cambiare il nostro stile di vita per evitare l’estinzione di massa non è esattamente al primo posto nella lista delle priorità quotidiane.

Ma c’è anche una buona notizia: molte organizzazioni in tutto il mondo stanno già lavorando a soluzioni innovative. Le riserve naturali, la riforestazione, e i programmi di conservazione stanno facendo la loro parte per contrastare questo declino.

È solo che la lotta è estremamente impari. Da una parte, miliardi di persone impegnate a distruggere tutto, dall’altra, un gruppo di biologi e ambientalisti armati di buona volontà e qualche fondo limitato.

A questo punto della storia, potrebbe sembrare che la partita sia persa. Ma la Terra ha una capacità straordinaria di rigenerarsi, se solo le dessimo una chance. I vertebrati selvatici potrebbero fare altrettanto, se smettessimo di spingerli verso l’orlo del baratro. Certo, ci vorrà del tempo e un impegno collettivo.

Forse nei prossimi 50 anni potremo vedere i vertebrati selvatici sparire del tutto e resteranno solo foto sbiadite nei libri di storia.



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