USA e NATO in Afghanistan: il narco-stato produce oltre il 90% dell’eroina mondiale

L’Afghanistan s’è trasformato in un narco-stato.

L’ha affermato – secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Ria Novosti – il presidente del Servizio federale di controllo sulla droga della Russia Viktor Ivanov.

USA e NATO in Afghanistan: il narco-stato produce oltre il 90% dell'eroina mondiale

Ivanov da anni lancia l’allarme sul fallimento delle politiche di sradicamento delle piantagioni di oppio portate avanti dalla coalizione a guida statunitense e che in passato ha posto l’accento sui rischi connessi al ritiro, in corso, delle forze della coalizione.

“Negli ultimi tre anni, le aree delle piantagioni sono cresciute da 138mila ettari a 209mila ettari; quest’anno ci attendiamo che le aree coltivate a oppio crescano a 250mila ettari”

ha affermato il capo dei servizi antidroga di Mosca.

“Questo – ha continuato – supera di gran lunga le arre coltivate a coca in Sudamerica. L’Afghanistan si sta rapidamente trasformando in un narco-stato”.

L’Aghanistan produce oltre il 90 per cento dell’eroina mondiale e, dal paese da oltre un trentennio in guerra, il pericoloso stupefacente si diffonde nel mondo, passando in buona parte anche attraverso la Russia, che ha un numero considerevole di tossicodipendenti.
Secondo Ivanov, in Afghanistan sono prodotte ogni anno qualcosa come 150 miliardi di dolsi individuali di eroina, che vuol dire 25 dosi per ogni abitante della Terra. I depositi si trovano vicino al confine russe e, secondo il funzionario di Mosca, contengono una riserva di 3mila tonnellate di eroina pura.

“La pressione dell’eroina sul nostro paese che viene dall’esterno non diminuisce e, anzi, tende a crescere”

ha detto allarmato Ivanov.

“Queste potenti e concentrate droghe – ha continuato – sono la minaccia numero uno per la Russia e per i paesi dell’Asia centrale”.

In Russia, secondo i numeri forniti dal servizio antidroga, ci sono tra un milione e un milione e mezzo di consumatori abituali d’eroina.
I morti per droga sono stimati essere qualcosa come un milione all’anno. E continua a essere diffusa l’abitudine di condividere le siringhe, dando spazio così a un’ulteriore diffusione dell’HIV, i cui numeri stanno crescendo invece che diminuire come in altre parti del mondo, Il Cremlino ha più volta accusato la Nato per non essere riuscita a mettere in campo politiche per contenere la capacità produttiva dei narcotrafficanti in Afghanistan. E lo scorso anno il responsabile delle politiche sanitarie russe Gennady Ohnishenko a lanciato l’allarme sul rischio che il ritiro delle forze della coalizione, arrivate in Afghanistan nel 2001 alla caccia di al Qaida e Osama Bin Laden dopo l’11 settembre e rimastevi finora senza riuscire a stabilizzare il paese, volesse significare una specie di “liberi tutti” anche per i narcos. Le stime dell’Ufficio per le droghe e la criminalità delle Nazioni unite dà ragione a Mosca: nel 2013 la produzione di oppio in Afghanistan ha raggiunto 5.500 tonnellate, con un incremento del 49 per cento rispetto al 2012.


Il contenuto di questo articolo è stato pubblicato su aduc.it

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