Nel 1937 Harry J. Anslinger rese la marijuana illegale negli USA con motivazioni razziste e accuse contro il jazz e lo swing

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Chi avrebbe immaginato che la criminalizzazione della marijuana negli Stati Uniti avesse radici così venate di pregiudizi razziali e paranoie sessuali? Nel 1937 Harry Anslinger, il capo narcotici, dichiarò guerra alla cannabis non per motivi scientifici ma per demoni culturali mescolati a paure sociali e razziste, una ricetta disastrosa.

Motivi razziali e culturali nel proibizionismo della marijuana negli USA nel 1937

Nel 1937 Harry Jacob Anslinger, direttore del Bureau of Narcotics degli USA, promosse il Marijuana Tax Act, che di fatto rese illegale la cannabis. Le sue motivazioni furono largamente influenzate da pregiudizi razziali e culturali, associando l’uso di marijuana a minoranze etniche come afroamericani, ispanici e musicisti jazz, definendo la musica “satanica”. Anslinger sosteneva falsamente che la marijuana spingesse le donne bianche a cercare rapporti sessuali con uomini di colore e contribuisse a un disordine sociale, fondando così la criminalizzazione su basi discriminatorie e non scientifiche.



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