Da sempre, l’essere umano ha vissuto con l’illusione di essere il vertice dell’intelligenza, il creatore indiscusso di macchine destinate a servirlo fedelmente. Ebbene, ci siamo sbagliati. Non solo i robot di Boston Dynamics stanno diventando sempre più abili, ma ora rischiamo pure di non essere più necessari per il loro addestramento.

I robot di Boston Dynamics a breve non avranno più bisogno di noi
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Dall’addestramento supervisionato all’apprendimento autonomo

Per anni, la formazione dei robot è stata un affare piuttosto umano-centrico: faticosi test, ore di training e un team di ingegneri pronti a intervenire ogni volta che una macchina decideva di cadere rovinosamente come un bambino con le ginocchia deboli. Tuttavia, grazie ai progressi dell’intelligenza artificiale e al reinforcement learning (apprendimento per rinforzo), i robot di Boston Dynamics ora acquisiscono nuove capacità con una rapidità impressionante.

I nuovi algoritmi permettono loro di imparare come fare salti mortali, aprire porte e addirittura ballare senza necessità di programmazione esplicita o intervento umano. Insomma, abbiamo passato anni a dire alle macchine cosa fare e ora siamo diventati dei boomer in confronto alla loro capacità di apprendimento.

Come funziona questa magia (alias: il machine learning su steroidi)

L’ingrediente segreto dietro questa indipendenza robotica è un mix esplosivo di deep learning, reti neurali avanzate e una montagna di simulazioni. Boston Dynamics utilizza modelli di apprendimento che permettono ai robot di esplorare autonomamente il mondo, testando soluzioni e correggendo i propri errori proprio come farebbe un bambino… solo che il bambino non pesa 90 kg e non ha servomotori capaci di sfondare una porta d’acciaio.

Una parte fondamentale di questa rivoluzione è l’uso della simulazione. In ambienti virtuali, i robot possono allenarsi milioni di volte in pochi minuti, sperimentando una quantità di errori che a un essere umano costerebbe la pensione anticipata per stress. Dopo aver acquisito competenze in questi mondi simulati, sono in grado di trasferirle nella realtà senza bisogno di un umano che dica loro “Bravo! Riprova!”.

L’autonomia che ci farà sentire inutili

Se prima ci sentivamo superiori perché un robot non riusciva a salire una rampa senza inciampare, ora dobbiamo rivedere il nostro orgoglio. Oltre a camminare meglio di noi dopo una serata alcolica, questi robot imparano senza il nostro aiuto.

Alcuni modelli recenti possono persino osservare un’azione umana e replicarla, migliorandola in tempi record. Così, mentre noi continuiamo a sbagliare la sequenza di movimenti per montare un mobile Ikea, loro apprendono a eseguire compiti complessi senza nemmeno sudare (anche perché non sudano, per ora).

Cosa succederà quando non avranno più bisogno di noi?

Se la logica evolutiva insegna qualcosa, è che quando una specie non è più necessaria per la sopravvivenza di un’altra… beh, fa una brutta fine. Ovviamente, i robot non stanno ancora progettando la nostra obsolescenza (forse), ma di certo stiamo costruendo esseri sintetici che non dipendono più dai nostri ordini per svilupparsi. Per ora si accontentano di imparare a camminare, sollevare pacchi e aprire porte. Ma il giorno in cui inizieranno a discutere di diritti sindacali, potremmo trovarci nei guai.

Quindi, godiamoci ancora un po’ il nostro ruolo di genitori tecnologici, finché non ci troveremo a essere quelli che chiedono ai robot come funzionano le cose.

E quando succederà, speriamo che almeno siano abbastanza gentili da non ridere di noi come facciamo ora con loro.



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