In un mondo dove l’eccellenza tecnologica è sinonimo di progresso, i giganti della Silicon Valley hanno dimostrato un’abilità straordinaria: quella di spacciarsi per santi ambientalisti mentre divorano energia più di una piccola nazione. Già oggi colossi tecnologici come Google, Meta, Apple, Microsoft o Amazon sono tra i più grandi consumatori di energia (ed emettitori di Co2) al mondo. A questo punto, è chiaro che la loro abilità nel marketing è paragonabile solo alla loro capacità di consumare watt.

I colossi tech consumano ed inquinano sempre di più
Foto di Akela999 da Pixabay

Il Dilemma dei Data Center

Facciamo un passo indietro e osserviamo il panorama. Data center grandi quanto piccoli comuni, infrastrutture che si estendono su superfici che farebbero impallidire un agente immobiliare, e un consumo energetico che non ha nulla da invidiare a quello di intere regioni geografiche. La crescita esponenziale dei servizi cloud, l’espansione della realtà virtuale e l’ondata di dispositivi connessi hanno solo intensificato l’appetito energetico di queste entità.

L’illusione delle Energie Rinnovabili nel Tech

Ma ecco la svolta: i giganti della tecnologia hanno deciso di indossare il mantello verde dell’eco-sostenibilità. Il gioco inizia con l’adozione di energie rinnovabili. È ormai comune vedere annunci pomposi riguardo l’investimento in enormi parchi eolici o solari. “Salviamo il pianeta, un server alla volta!” sembra essere il nuovo mantra.

Tuttavia, è importante analizzare quanto di questa energia verde serva effettivamente a compensare l’impatto ambientale o sia più un brillante stratagemma di relazioni pubbliche. Molti di questi colossi adottano il modello di “power purchase agreements” (PPA), accordi per l’acquisto di energia che assicurano la copertura delle loro enormi richieste energetiche da fonti rinnovabili.

Alphabet (Google) e Microsoft hanno registrato un consumo energetico annuale di 24 TeraWatt/ora (TWh), un valore paragonabile a quello di paesi come l’Irlanda o la Serbia e superiore ai 21 TWh consumati dalla Giordania. Meta, che include piattaforme come Facebook, Instagram e WhatsApp, ha un consumo energetico annuale di 12 TWh, cinque in meno rispetto alla Croazia. Negli ultimi quattro anni, il consumo energetico di Google è aumentato del 50%, mentre quello di Microsoft ha registrato un incremento del 30% in tre anni.

La situazione di Amazon è più complessa a causa della sua vasta infrastruttura logistica, che comprende magazzini e trasporti, oltre ai consumi energetici legati al cloud computing. Amazon, insieme a Microsoft, è uno dei principali fornitori mondiali di servizi cloud e sta investendo massicciamente nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, il che contribuisce ulteriormente all’aumento del suo fabbisogno energetico.

Il quotidiano britannico Financial Times ha analizzato in dettaglio le tattiche con cui alcuni gruppi stanno tentando di manipolare sia le informazioni che le normative relative al conteggio delle emissioni, con l’obiettivo di nascondere il loro effettivo impatto climatico e ambientale. Questa manovra appare particolarmente rilevante alla luce dell’aumento vertiginoso dei loro consumi energetici. Al centro di questa strategia vi sono i controversi certificati REC (Renewable Energy Certificates), strumenti che attestano la produzione di una determinata quantità di energia da fonti rinnovabili. Tuttavia, questi certificati possono essere acquistati e venduti sul mercato senza alcun legame diretto con la localizzazione della fonte energetica, sollevando dubbi sulla loro reale efficacia nel ridurre le emissioni.

E non parliamo solo di elettricità. La produzione e lo smaltimento di hardware, insieme ai rifiuti elettronici, rappresentano un altro grosso capitolo del romanzo ambientale.

Carbon Footprint Creativa

Non è tutto oro quello che luccica, quindi, e la questione si infittisce considerando i “crediti di carbonio”. Questi permettono alle aziende di compensare le proprie emissioni finanziando progetti che riducono la CO2 altrove.

È un po’ come dire: “Mangio due hamburger al giorno, ma pago qualcuno per fare la dieta al posto mio”.

Greenwashing High-Tech: tra marketing e realtà ambientale

Siamo testimoni di una trasformazione impressionante, dove i colossi tech sembrano più interessati a costruire una facciata ecologica piuttosto che a ridurre concretamente l’impatto ambientale. Il “greenwashing” è un termine che calza a pennello in questo contesto: dipingere di verde comportamenti che di sostenibile hanno poco e niente.

Alla fine del giorno, la verità è che queste aziende stanno facendo grandi passi, almeno sulla carta. I loro report sono splendidi, con pagine lucide e statistiche che brillano più del sole riflettuto da un pannello solare. E mentre ci godiamo la lettura di queste opere d’arte del marketing, possiamo quasi dimenticarci di guardare fuori dalla finestra per vedere la realtà, a meno che non sia oscurata dal fumo delle fabbriche che continuano a pompare tecnologia e CO2 nell’atmosfera.

Ma hey, almeno il grafico delle emissioni “compensate” è in discesa, vero? E questo è ciò che conta… o forse no?



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