Il dibattito sulla carne coltivata è stato riacceso dal recente disegno di legge presentato in Consiglio dei ministri, che mira a vietare la produzione e l’uso di alimenti realizzati in laboratorio a partire da cellule animali.

La carne coltivata è prodotta in laboratorio a partire da cellule animali, ma è importante precisare che non è corretto utilizzare il termine “carne sintetica” per definirla, poiché le cellule animali sono utilizzate come materiale di partenza e non si effettua alcuna sintesi al di fuori di un organismo vivente.

Che cos’è la carne coltivata?
Foto di Andreas Lischka da Pixabay

Come viene prodotta la carne coltivata in vitro?

La carne coltivata in vitro, o clean meat, è un prodotto che riproduce in laboratorio carne, pesce e uova.

Questa tecnica consiste nel prelevare cellule muscolari e nutrirle con proteine che aiutano la crescita del tessuto. La ricerca è attualmente concentrata sulla riproducibilità di questo processo su larga scala, tramite l’utilizzo di strumenti come il bioreattore.

Nonostante il nome possa risultare intimidatorio, il bioreattore è già stato utilizzato con successo nella produzione di altri alimenti come la birra e lo yogurt. Il suo scopo è quello di mantenere una temperatura controllata per garantire la sopravvivenza delle cellule e fornire loro i nutrienti necessari.

È sicura la carne coltivata?

Dal punto di vista della sicurezza alimentare, la carne coltivata è considerata un “novel food” e deve sottostare a normative rigide per l’introduzione sul mercato europeo.

Oltre alla dicotomia tra naturale e sintetico, un altro aspetto che suscita preoccupazioni sulla sicurezza della carne coltivata riguarda il metodo di produzione. Tuttavia, è importante sottolineare che la produzione di carne convenzionale ha poco di naturale, rendendo questa distinzione tra naturale e sintetico sempre più sfumata. Questa polarizzazione tra prodotti naturali e sintetici è un tema ricorrente anche in altre situazioni, come ad esempio nella percezione dei prodotti OGM rispetto a quelli non geneticamente modificati.

In Italia, la legge obbliga già a riportare gli ingredienti e la provenienza degli alimenti in etichetta, pertanto la carne coltivata in vitro potrebbe essere facilmente identificata dai consumatori informati che decideranno di acquistarla. Attualmente, la carne sintetica non è ancora disponibile sul mercato europeo, ma se l’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (EFSA) dovesse approvare la sua sicurezza, potrebbe essere commercializzata e acquistata anche in Italia.

L’impatto della carne coltivata sull’ambiente

L’introduzione della clean meat potrebbe rappresentare un’importante svolta per l’ambiente, oltre che per gli animali. Un recente studio condotto da ricercatori di Oxford e dell’Università di Amsterdam ha evidenziato che la carne coltivata in vitro emette solo il 4% delle emissioni di gas serra rispetto al 14,5% degli allevamenti tradizionali, riducendo il fabbisogno energetico fino al 45%.

Inoltre, la coltivazione della carne richiede solo il 2% della superficie terrestre, pari a circa 376 volte meno ettari di terra rispetto al pascolo degli animali. Inoltre, solo il 10% dell’acqua usata per la produzione di carne è richiesto per la coltivazione della clean meat.

Ma non solo: la produzione della carne sintetica potrebbe anche aiutare a ridurre l’inquinamento atmosferico grazie alle nuove tecnologie che stanno emergendo. Alcuni scienziati dei materiali del Berkeley Lab hanno fondato una startup che intende produrre carne a partire dall’utilizzo dell’anidride carbonica. Grazie a una fermentazione di colture vive alimentate tramite un mix gassoso fatto di CO2 prelevata dall’ambiente, è possibile ottenere farina ricca di proteine con un profilo aminoacidico simile alle proteine della carne. Questa tecnologia potrebbe contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico e a sostenere la produzione di clean meat, il cui impatto ambientale è già notevolmente inferiore rispetto alla carne tradizionale.

L’impatto della carne coltivata in vitro sugli allevamenti intensivi

L’Unione Europea ha deciso di finanziare per 2 milioni di euro le aziende olandesi Nutreco e Mosa Meat, nonché investimenti di Leonardo Di Caprio e Bill Gates, dimostrando l’alto potenziale della clean meat. Attualmente, circa 400 milioni di persone nel mondo seguono un’alimentazione interamente vegetale e l’introduzione di soluzioni alimentari alternative può aiutare a ridurre o eliminare lo sfruttamento industriale degli animali e favorire un nuovo sistema di produzione e consumo alimentare non più basato sulla sofferenza e sulla violenza.

Secondo un report dell’organizzazione World Animal Protection, solo l’introduzione di burger e prodotti a base vegetale nei fast food americani ha già contribuito a salvare più di 630 mila animali, tra cui più di 211.000 maiali, 77.000 mucche e 350.000 polli. La produzione di clean meat potrebbe inserirsi in questo percorso impattando positivamente sulla vita degli animali allevati, ovvero riducendo il loro numero e la loro sofferenza drasticamente, sulla strada della completa eliminazione di allevamenti e macelli.

La carne coltivata rappresenta una possibile soluzione per ridurre l’impatto ambientale e migliorare il benessere degli animali, ma sono necessari interventi socio-economici integrati per affrontare le conseguenze della riduzione degli allevamenti intensivi. In conclusione, la ricerca continua a lavorare per individuare tutte le possibili soluzioni che possono apportare vantaggi all’ambiente, al benessere degli animali e alla salute umana, compresa la carne coltivata.



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