Il termine “bufala” è sempre più utilizzato per riferirsi alle fake news e alla diffusione di notizie false. Ma da dove nasce questo modo di dire? Secondo il vocabolario della Crusca, l’origine del termine truffaldino “bufalo” risale ad uno dei più antichi modi di dire italiani: “menare altrui pel naso come un bufalo/una bufala“.

Il senso è quello di raggirare qualcuno come si fa con i buoi e i bufali, animali che si lasciano trainare per l’anello al naso, docilmente e senza opporre resistenza.
Tuttavia, c’è un’altra spiegazione antecedente legata alla sfera dell’alimentazione che ricollega il significato malizioso al malcostume dei macellai disonesti già nell’antica Roma, i quali spacciavano carne di bufala per quella più costosa di maiale o di manzo. Quando gli ignari clienti scoprivano di essere stati imbrogliati si lamentavano esclamando: “Ma questa è una bufala!“.
Il modo di dire sarebbe poi entrato nel linguaggio romanesco con l’espressione “Arifilà ‘na bufola”, nel senso di rifilare a qualcuno una fregatura.
In entrambi i casi, si tratta di una figura retorica che fa riferimento all’idea di ingannare qualcuno con una falsa rappresentazione della realtà. Oggi, con l’avvento dei social media e della diffusione virale di informazioni, il termine “bufala” viene utilizzato soprattutto per indicare la diffusione di notizie false o gonfiate.
L’uso del termine richiama quindi alla memoria l’idea di imbroglio e di inganno, portando alla luce la necessità di diffondere informazioni corrette e verificabili.
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