Le lobby vogliono accordo di libero scambio Usa-Ue (TTIP), silenzio assoluto dei media

Zero dibattito in parlamento, accuse di “antitrade” rivolte a coloro che si oppongono ai negoziati. Ma il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) va avanti.

Anche se sono molto forti le critiche e perplessita’ sull’accordo di libero scambio Usa-Ue noto con l’acronimo TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) c’e’ grande fermento ai vertici dei governi e delle istituzioni, corrisposto da un silenzio assoluto sui media.

ttip

Sulla trattativa dell’accordo di libero scambio Usa-Ue, è stata pubblicata una lettera di Jos Dings e Pieter de Pous, membri a Bruxelles del gruppo consultivo di esperti sul TTIP dell’UE;  due funzionari dissidenti che mettono in guardia i cittadini d’Europa: “Con il TTIP, prepariamoci a poteri orwelliani, e fascismo soft”. Insomma un’altra di questa mega-costruzioni anti-democratiche ad esclusivo beneficio di multinazionali, caste e lobby economiche.
In una lettera al Financial Times, i due membri del gruppo di esperti della UE sull’Accordo Commerciale Transatlantico respingono le accuse di “antitrade” rivolte a coloro che si oppongono ai negoziati: il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) “non riguarda solo il commercio, è un attacco alla democrazia”, dicono.
Eppure la macchina del TTIP e’ ormai lanciata in piena velocita’. All’insaputa del grande pubblico. Che si trovera’ poi il meccanismo un giorno in vigore, a cose fatte. E allora sara’ troppo tardi, per pararne i danni.

Cos’è il TTIP?

“Il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership, abbreviato TTIP; altrimenti conosciuto come Transatlantic Free Trade Area) è un proposto accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. I proponenti sostengono che l’accordo sarà causa di crescita economica per i paesi partecipanti, i critici sostengono che questo aumenterà il potere delle multinazionali e renderà più difficile ai governi il controllo dei mercati per massimizzare il benessere collettivo . Il governo statunitense considera il TTIP come un accordo che accompagna un’altro proposto trattato, conosciuto come Trans-Pacific Partnership. Dopo la divulgazione di una bozza della proposta nel Marzo 2014 la Commissione Europea ha lanciato un giro di pubbliche consultazioni su una serie limitata di clausole.

La bozza divulgata contiene una serie di limitazioni sulle leggi che i governi partecipanti potrebbero adottare per regolamentare diversi settori economici, in particolare banche, assicurazioni, telecomunicazioni e servizi postali. Qualsiasi entità economica privata, se espropriata dei suoi attuali investimenti, avrebbe diritto a compensazioni a valore di mercato, aumentate di interesse composto. Sarà ammessa la libera circolazione dei lavoratori in tutte le nazioni firmatarie, ed è stato proposta l’ammissibilità, per le entità economiche private, di muovere azioni legali contro i governi in presenza di violazione dei diritti.

Un trattato precedentemente proposto è stato il Multilateral Agreement on Investment. Il trattato TTIP potrebbe essere finalizzato entro la fine del 2014

I grandi media appoggiano senza riserve questo partenariato neoliberista, tuttavia le critiche si sono moltiplicate, soprattutto da parte di alcuni partiti politici , di diverse ONG e da organizzazioni ambientaliste o di difesa dei consumatori. Ad esempio, Pia Eberhard, della ONG Corporate Europe Observatory, denuncia che i negoziati TTPI sono stati condotti senza trasparenza democratica e senza che le organizzazioni civiche fossero a conoscenza delle questioni specifiche su cui entrambe le parti sono già concordi: “Documenti interni della Commissione europea – segnala questa attivista – indicano che essa si è riunita nei momenti più importanti della negoziazione esclusivamente con i dirigenti delle imprese e le loro lobby. Non c’è una sola riunione con le organizzazioni ambientaliste, i sindacati, le organizzazioni di difesa dei consumatori“. Eberhard teme una diminuzione dei requisiti normativi nell’industria alimentare: “Il pericolo – dice – è che gli alimenti non sicuri, importati dagli Stati Uniti, potrebbero contenere ancora di più organismi più geneticamente modificati (OGM), e c’è anche il problema dei polli disinfettati con cloro, un processo vietato in Europa”. E aggiunge che l’agricoltura industriale degli Stati Uniti così come gli allevatori d’oltremare esigono l’eliminazione degli ostacoli europei all’esportazione dei loro prodotti.
Alcuni collettivi di artisti temono le conseguenze di TTPI in materia di creazione culturale, di istruzione e di ricerca scientifica, in quanto si potrebbe applicare anche ai diritti di proprietà intellettuale. In questo senso, la Francia, è noto, per proteggere il suo importante settore audiovisivo è riuscita a imporre una “eccezione culturale”.

Il TTPI consentirebbe alle imprese di aggirare i sistemi giudiziari ordinari e citare in giudizio i governi direttamente, in collegi arbitrali speciali, per tutto ciò che ritenessero non essere un trattamento “giusto ed equo” – solitamente quella legislazione nazionale volta a tutelare l’interesse pubblico. Tali collegi arbitrali sono profondamente viziati.
Il ricorrente – l’azienda – ha un 50 per cento di influenza su chi li presiede, e le decisioni dei collegi non sono vincolate dal precedente. L’arbitrato va bene per la risoluzione delle controversie contrattuali, ma non dovrebbe arrivare a giudicare la validità delle leggi.
In secondo luogo, l’UE e gli USA vogliono anche istituire un nuovo (ovviamente, non eletto) organo con il potere di esaminare tutta la legislazione che ciascuna delle due aree ha in corso di approvazione.
Entrambe queste iniziative scoraggiano fortemente i governi ad agire nell’interesse pubblico. Al contrario, allontanano il potere dai governi eletti, in direzione delle imprese e di regolatori e collegi arbitrali anonimi.
Nel momento in cui sia il governo federale degli Stati Uniti che le istituzioni europee sono in difficoltà sulla propria legittimazione democratica, potrebbe non essere la più saggia delle idee quella di devolvere i poteri di controllo ad organismi ancora più lontani dai normali cittadini.
Respingere con noncuranza queste questioni come frutto di “ostili pressioni”, è un modo per rendere il dibattito più prolungato e acceso.
I governi eletti dovrebbero essere in grado di proteggere il loro popolo e l’ambiente, anche se qualche volta questo può essere sconveniente per certi settori del mondo degli affari.

Il contenuto di questo articolo è stato tratto dalle seguenti fonti: wallstreetitalia.com/article/1 | wallstreetitalia.com/article/2 | wikipedia.org | temi.repubblica.it | che ringraziamo

Tags: USA

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