L’acceleratore di particelle si sta per risvegliare al doppio della potenza precedente

L’acceleratore di particelle si sta per risvegliare, ancora più potente di prima.

Dopo il successo della scoperta del bosone di Higgs, ha riposato a lungo. Si è goduto due anni di meritato riposo. Ma adesso è tempo di riaccendere i motori.

Lhc, il gigantesco acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, è pronto a ripartire

Lhc, il gigantesco acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, è pronto a ripartire. Perché, come racconta Tara Shears, fisica della University of Liverpool, “abbiamo ancora qualche conto in sospeso con la comprensione dell’Universo”. In particolare, dopo il grande successo sperimentale ottenuto con l’individuazione dell’infido bosone di Higgs, l’acceleratore servirà alla comunità scientifica per indagare i misteri della supersimmetria (la teoria fisica secondo la quale ogni particella di un certo tipo – fermione o bosone, per la precisione – avrebbe un analogo speculare del tipo opposto) e della materia oscura.

Lhc era stato spento l’11 febbraio 2013 per una sosta programmata di due anni, la cosiddetta Ls1 (Long stop one), necessaria per correggere alcuni difetti nella progettazione originale dell’acceleratore. In effetti, nel 2008 un cortocircuito scatenò un’esplosione che danneggiò un ottavo dell’intera circonferenza: per proteggere lo strumento, gli scienziati decisero di farlo funzionare a mezzo servizio (cioè a metà della sua potenza nominale) fino alla riparazione completa di tutte le 10mila connessioni in rame. La sosta è stata programmata proprio per portare a termine questa operazione.

Quando sarà riacceso, dunque, l’acceleratore opererà al doppio della potenza precedente: “La macchina che sta per partire”, spiega John Womersley, dello Science and Technology Facilities Council, “è un Lhc praticamente nuovo”. Con uno strumento così potente, gli scienziati potranno controllare più in profondità lo scenario in cui è stato osservato il bosone di Higgs, con la speranza di svelare conoscenze finora sconosciute oltre il modello standard. “Energie più alte, e dunque collisioni più frequenti, ci permetteranno di studiare l’Higgs con risoluzione molto più accurata”, commenta Victoria Martin, della Edinburgh University (la stessa di Peter Higgs). “Energie più alte, inoltre, potrebbero anche permettere la creazione in laboratorio, per la prima volta al mondo, della misteriosa materia oscura osservata nelle galassie”. Mica male. Buon risveglio, Lhc.


Il contenuto di questo articolo è stato pubblicato su Wired

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