Europa: Tabella di marcia per l’Unione economica, Fondo Europeo di Redenzione

Il Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2012 ha stabilito una tabella di marcia per la realizzazione di un’autentica Unione economica e monetaria.
                                                                informazioni aggiornate a martedì, 18 febbraio 2014

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La tabella di marcia riprende, in ampia misura, le proposte prospettate in due documenti:

  • il rapporto finale sul futuro dell’Unione economica e monetaria (cd. “rapporto del quartetto”), presentato il 6 dicembre 2012 dal Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ed elaborato in collaborazione con il Presidente della Commissione europea, Barroso, l’allora Presidente dell’Eurogruppo, Juncker, e il Presidente della BCE, Draghi;
  • la comunicazione (cd. blueprint) della Commissione europea “Piano per una UEM autentica e approfondita – Avvio del dibattito europeo”, presentata il 30 novembre 2012.

La tabella di marcia approvata dal Consiglio europeo, che si basa sul quadro istituzionale e giuridico dell’UE (escludendo quindi il ricorso a trattati internazionali quali il Fiscal Compact o il Trattato istitutivo del meccanismo europeo di stabilità), contempla interventi volti a integrare e rafforzare il sistema di governance esistente mediante una maggiore condivisione di sovranità tra gli Stati membri. A questo scopo la tabella prevede la realizzazione di:

  • un quadro integrato di bilancio: attraverso l’attuazione delle nuove norme che disciplinano il sistema vigilanza multilaterale (introdotte con il Six pack, il Two pack e il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance, cd. Fiscal Compact ), gli Stati membri e l’Unione nel suo complesso dovrebbero perseguire politiche fiscali solide e orientate alla crescita, bilanciando le esigenze di investimenti pubblici con gli obiettivi della disciplina di bilancio;
  • una cornice finanziaria integrata, incentrata sull’unione bancaria basata su quattro pilastri:

– un sistema centralizzato di vigilanza sul settore bancario incentrato sulla Banca centrale europea;

– un quadro comune sugli strumenti nazionali di risanamento e di risoluzione delle crisi degli enti creditizi;

– un sistema armonizzato di garanzia dei depositi bancari;

– un meccanismo unico europeo per la risoluzione delle crisi bancarie nell’area euro (e per gli altri Paesi aderenti al sistema di vigilanza unico).

  • una cornice integrata di politica economica, da perseguire attraverso:

a) il coordinamento delle riforme strutturali a livello nazionale;

b) lo sviluppo di una dimensione sociale dell’Unione economica e monetaria;

c) il ricorso ad “accordi di natura contrattuale” tra i singoli Stati e la Commissione europea, finalizzati a rendere più forte il coordinamento, la convergenza e l’attuazione delle politiche strutturali;

d) meccanismi di solidarietà che possano supportare gli sforzi profusi dagli Stati membri per realizzare gli obiettivi di tali accordi, anche mediante la creazione di un’autonoma capacità fiscale dell’area euro;

e) la valutazione di eventuali meccanismi per la mutualizzazione del debito sovrano degli Stati membri.

Gli accordi contrattuali
Stato di attuazione dell’unione bancaria

Nel secondo semestre 2014 entrerà in funzione il meccanismo unico di vigilanza bancaria (single supervisory mechanism, SSM), che prevede l’attribuzione alla Banca centrale europea di compiti di vigilanza prudenziale sulle banche cd. “sistemiche” (le più grandi, circa 130 su un totale di 6000 banche europee).

Inoltre, le istituzioni dell’UE si sono impegnate a raggiungere un accordo, entro la fine della legislatura (aprile 2014), sulle proposte legisaltive in materia di:

  • meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie, che mira a limitare l’impatto sui bilanci pubblici degli interventi di salvataggio delle banche in crisi (cd. bail-out), introducendo il principio per cui la ricapitalizzazione degli istituti di credito è affidata in primo luogo ad azionisti, obbligazionisti e creditori delle banche stesse (cd. bail-in). Il fondo unico di risoluzione, istituito con un accordo intergovernativo e alimentato da contributi del settore creditizio, sostituirebbe i fondi nazionali, e avrebbe una dotazione finanziaria di 55-60 miliardi di euro;
  • quadro comune sugli strumenti nazionali di risanamento e di risoluzione delle crisi degli enti creditizi;
  • sistemi di garanzia dei depositi bancari, al fine di assicurare, in caso di liquidazione di una banca, la copertura dei conti correnti fino a 100mila euro.

Al fine di interrompere il circolo vizioso tra instabilità del settore bancario e crisi del debito sovrano, il Consiglio europeo auspica la rapida messa a punto dei criteri operativi che, una volta attivato il meccanismo unico di vigilanza, consentiranno al meccanismo europeo di stabilità (European stability mechanism, ESM) di ricapitalizzare direttamente le banche, nel pieno rispetto della dichiarazione del vertice della zona euro del 29 giugno 2012.

Con tale dichiarazione si è stabilito che l’ESM abbia facoltà, con una decisione ordinaria (assunta dal Consiglio di amministrazione dell’ESM all’unanimità, ma senza necessità di una modifica al trattato istitutivo del meccanismo) di ricapitalizzare direttamente gli istituti bancari (attualmente l’ESM può erogare un sostegno diretto soltanto agli Stati membri), nel rispetto di appropriate condizionalità, tra cui l’osservanza delle regole sugli aiuti di Stato, specifiche per ciascuna banca, per ciascun settore o per l’intera economia. Tali condizionalità sarebbero stabilite da un apposito memorandum d’intesa.

 

Mutualizzazione del debito sovrano

La tabella di marcia prospetta l’opportunità di valutare, a fronte della realizzazione di una più stretta integrazione delle politiche economiche e dei controlli sui bilanci, l’introduzione di strumenti per la mutualizzazione del debito pubblico degli Stati membri dell’area euro.

Al riguardo, sono attesi entro marzo 2014 i risultati dei lavori del gruppo di esperti (tra cui non figurano italiani) istituito dalla Commissione europea il 2 luglio 2013 per valutare i requisiti legali e le conseguenze finanziarie dell’introduzione di un’emissione congiunta di titoli di debito nella forma di un fondo di redenzione o degli eurobills.

L’ipotesi di creare un fondo di redenzione (European redemption fund, ERF) è stata elaborata dal Consiglio degli esperti economici della Cancelleria tedesca e sostenuta a più riprese dal Parlamento europeo: nel Fondo confluirebbe l’importo dei debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona per la parte eccedente il 60% del PIL; L’ERF emetterebbe titoli per una durata massima di 20-25 anni garantiti dal gettito delle imposte riscosse a livello nazionale e da asset pubblici – in particolare, riserve auree e di valuta estera – dei Paesi assistiti.

Gli eurobills si configurano invece come titoli di debito con scadenza inferiore a un anno, la cui emissione sarebbe condizionata a rigorose politiche fiscali di lungo termine.

L’ipotesi di creare un fondo di redenzione (European redemption fund, ERF) è stata elaborata dal Consiglio degli esperti economici della Cancelleria tedesca e sostenuta a più riprese dal Parlamento europeo: nel Fondo confluirebbe l’importo dei debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona per la parte eccedente il 60% del PIL; L’ERF emetterebbe titoli per una durata massima di 20-25 anni garantiti dal gettito delle imposte riscosse a livello nazionale e da asset pubblici – in particolare, riserve auree e di valuta estera – dei Paesi assistiti.

Gli eurobills si configurano invece come titoli di debito con scadenza inferiore a un anno, la cui emissione sarebbe condizionata a rigorose politiche fiscali di lungo termine.

Il contenuto di questo articolo è stato pubblicato dal sito ufficiale della Camera dei deputati camera.it

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