Il Natale, quel periodo dell’anno in cui ci rifugiamo nei nostri caldi sofà a combattere il freddo con panettoni, luci colorate e… famiglie che non vediamo da mesi. In ogni angolo del mondo, le tradizioni natalizie si intrecciano con una follia quasi universale: cibo, regali e, soprattutto, il disperato tentativo di non litigare con i parenti.

Ma come si festeggia questo benedetto Natale nei vari angoli del globo? Mettetevi comodi, perché il mondo è pieno di tradizioni che vanno dalla risata isterica alla pura perplessità.

Come si festeggia il Natale nel mondo?
Foto di Chris Spencer-Payne da Pixabay

L’Europa: la casa madre dei regali che non chiediamo

In Europa, il Natale è un affare serio. A partire dalla sua culla, la Germania, dove non c’è Natale senza mercatini, birra calda e dolci a non finire. Se pensate che i mercatini di Natale siano un’invenzione turistica, sappiate che sono una tradizione che affonda le radici nel Medioevo, quando la gente si radunava per scambiarsi regali (più o meno utili) e celebrare la Nascita di Cristo. I tedeschi amano anche la figura del Weihnachtsmann, il loro Babbo Natale che è un po’ più sobrio rispetto a quello che ci arriverebbe dallo zio di New York.

A Sud, in Italia il Natale è una maratona gastronomica. Tra il cenone della vigilia e il pranzo del 25, c’è più cibo che in un qualsiasi ristorante stellato Michelin. Ma attenzione, non è tutto risotto e pandoro: in molte regioni, la festa assume una dimensione religiosa. La celebre “notte della vigilia” diventa un mix tra incenso, candele e l’immancabile messa.

Ma si sa, la parte più importante è quella che segue: la guerra per il miglior posto al tavolo. Chi avrà il primo panettone, chi il secondo? Chi cederà la sua porzione per far spazio a una fetta di torrone? Misteri irrisolti.

Gli Stati Uniti: quando il Natale è commerciale (ma anche un po’ pazzo)

Nel paese a stelle e strisce, il Natale è più un evento da film che una festa religiosa. Tra case piene di luci tanto da far invidia a Las Vegas e playlist natalizie che partono già il 1° novembre, gli americani hanno portato la commercializzazione del Natale a un nuovo livello.

Ma non solo: negli Stati Uniti, Babbo Natale non è solo un vecchio simpatico con la barba bianca. In molte famiglie, c’è una vera e propria gara a chi ha l’albero di Natale più grande, mentre i bambini, armati di lettere dettagliate, scrivono a un Babbo Natale che apparentemente non ha mai sentito parlare di dieta.

Le “Holiday Parades” (parate natalizie) sono il non plus ultra del consumismo, con carri allegorici, bande musicali e, ovviamente, il momento culminante: Babbo Natale che scende in piazza con il suo sacco, come se fosse appena uscito da un film di supereroi.

Il caganer catalano

Mentre altrove ci si limita a contemplare la santità del presepe, i catalani decidono di arricchirlo con un personaggio a dir poco singolare: il caganer, un contadino immortalato nell’atto glorioso di… fare la cacca. Sì, accanto a Gesù Bambino, Giuseppe, Maria, il bue e l’asinello, c’è lui, pantaloni calati, intento a rendere il tutto un po’ più “terreno”.

Le origini di questa icona natalizia sono avvolte nel mistero (e in un velo di ironia). Per alcuni, il caganer simboleggia fertilità e fortuna – perché niente dice “abbondanza” come un mucchietto di letame. Per altri, è un monito filosofico: che tu sia re o pastore, tutti finiscono per rispondere al richiamo della natura. Una lezione d’umiltà, insomma.

E non è tutto! La Catalogna non si ferma al caganer. Entra in scena il Caga Tió, un tronco di legno con occhi, berretto e coperta, nutrito amorevolmente dai bambini dall’8 dicembre fino alla vigilia di Natale. Il gran finale? A colpi di bastone e canti festosi, il tronco defeca regali. Sì, hai capito bene: la gioia natalizia in Catalogna passa attraverso un tronco che fa i suoi “bisogni”.

Dimenticate stelle comete e renne volanti, qui il Natale è un inno alla fertilità, alla terra e, ovviamente, al bagno. Felices fiestas!

Il Giappone: un Natale… da KFC

Il Giappone, qui, il Natale non è così radicato nelle tradizioni cristiane, ma è diventato un evento commerciale che fa le scarpe a Halloween per popolarità. Se vi aspettate cene tranquille e recite di Natività, rimarrete delusi. In Giappone, infatti, il Natale è una scusa per mangiare pollo fritto.

Non è uno scherzo: il KFC è l’emblema delle celebrazioni natalizie, con le famiglie che fanno lunghe code per ordinare un “bucket” di pollo fritto, una tradizione nata negli anni ’70 grazie a una geniale mossa di marketing.

Chi avrebbe mai pensato che il Natale giapponese fosse segnato da nugoli di pollo e salse?

Messico: una piñata a forma di diavolo

In Messico, il Natale è un festival di colori, suoni e… piñatas. La celebrazione comincia il 16 dicembre con le “Posadas”, una sorta di rievocazione dei viaggi di Maria e Giuseppe alla ricerca di un rifugio. Ogni sera, le persone si radunano in processioni per cercare un “alloggio” e cantano canzoni tradizionali.

Ma la parte veramente epica arriva quando la piñata viene sfidata. Riempiono di dolci e caramelle un contenitore a forma di diavolo (sì, avete capito bene) e poi lo distruggono a colpi di bastone. Un vero e proprio tributo alla distruzione e al consumismo… tanto di cappello, Messico.

Australia: Natale sotto il sole (e la birra)

Nel continente più caldo del pianeta, il Natale assume un aspetto completamente diverso. Qui, non c’è il rischio di congelarsi sotto una montagna di neve, ma di scottarsi sotto il sole cocente. Gli australiani festeggiano il Natale in spiaggia, con barbeque, birra ghiacciata e piscine. Babbo Natale, invece di scivolare su una slitta, arriva a bordo di un surf.

E se pensate che le cene natalizie siano sempre a base di tacchino e purè, preparatevi a scoprire che il vero menù natalizio Down Under è costituito da frutti di mare, insalate fresche e una quantità infinita di salsicce grigliate. Ah, la magia del Natale al caldo!

La Cina: un Natale low-profile

In Cina, dove il Natale non è una festa tradizionale, ma è stato “adottato” per ragioni puramente commerciali, il 25 dicembre non è nulla di più che una scusa per fare affari. Gli alberi di Natale si trovano ovunque, soprattutto nelle grandi città, ma non c’è il calore familiare che ci aspetteremmo.

Tuttavia, molti giovani amano festeggiare l’occasione con decorazioni, scambi di regali e, in qualche caso, “banchetti natalizi” a base di piatti internazionali. In generale, però, il Natale in Cina è più un concetto occidentale che una tradizione radicata.

Se c’è una cosa che ci insegna il Natale in giro per il mondo, è che l’umorismo umano non ha confini. Tra luci sfavillanti, cene pantagrueliche e strani regali, il Natale diventa l’occasione per esprimere le tradizioni più bizzarre e divertenti del pianeta.

E mentre noi tutti ci prepariamo a dover affrontare parenti improbabili e il famoso “tiramisù” della zia, possiamo sempre dire che almeno un anno siamo riusciti a sopravvivere senza entrare in guerra per il miglior regalo.

Siamo pronti per un altro Natale… o forse, semplicemente, non vediamo l’ora che passi.



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