Quattro anni. Quattro lunghi anni in cui abbiamo avuto un attimo di respiro dal più terrificante dei racconti della buonanotte, Black Mirror. L’antologia sci-fi che ha iniziato a terrorizzarci nel 2012 sul canale britannico Channel 4, prima di essere rapita dalla vorace entità che risponde al nome di Netflix. Un gioiello distorto di horror social creato dallo sfrontato Charlie Brooker, e un richiamo doloroso alla realtà da cui tentiamo fuggire.

Black Mirror: i 6 episodi più inquietanti
Foto di 412designs da Pixabay

Ebbene, dopo un decennio e ventitré episodi, siamo di nuovo pronti per essere travolti da altre distopiche premonizioni, pronte per il lancio il 15 giugno. Ecco i sei episodi di Black Mirror che ancora ci svegliano di notte sudati e impauriti.

Caduta Libera – Stagione 3, episodio 1 (2016)

Il primo episodio della terza stagione di Black Mirror ci offre uno specchio assai poco lusinghiero della nostra società ossessionata dai social media. La vicenda ci porta in un mondo distopico in cui ogni interazione sociale viene valutata e classificata in un sistema di rating che determina lo status sociale e le opportunità di ciascuno.

La protagonista, Lacie, è un’aspirante cinque stelle che si sforza di essere sempre allegra, disponibile e perfetta in ogni post, in ogni selfie, in ogni commento. Lacie è convinta che ottenere un rating di 4.5 le aprirà le porte di una vita migliore. Tuttavia, quando la sua ossessione per la popolarità online la spinge a intraprendere un viaggio disastroso per partecipare al matrimonio di una vecchia “amica” con un alto punteggio, la sua vita prende una svolta drammatica.

Caduta Libera è un’implacabile satira della nostra dipendenza da approvazione e riconoscimento online. Un’amara presa in giro dell’infinita corsa verso la popolarità, che ci porta a rimodellare continuamente noi stessi in funzione dell’opinione altrui, perdendo di vista chi siamo davvero. Un monito contro l’illusione che una serie di stelle virtuali possa definire il nostro valore come individui. Ma, alla fine, la caduta potrebbe rivelarsi molto più liberatoria della scalata.

L’Orso Bianco – Stagione 2, episodio 2 (2013)

Una piccola dose di amnesia è un ottimo modo per iniziare una storia di terrore, giusto? Chiedilo a Victoria (Lenora Crichlow, Being Human), che si ritrova cacciatrice e preda in un gioco mortale di gatto e topo, mentre spettatori impassibili filmano la sua paura.

È un labirinto tortuoso, con un colpo di scena che ti stende a terra, lasciandoti confuso e sgomento. E la morale di tutto questo? I buoni non sono poi così buoni, e la giustizia, beh, può essere più crudele della punizione.

5 Milioni di Celebrità – Stagione 1, episodio 2 (2012)

Immagine: un futuro distopico dove le persone pedalano su cyclette per pagare per le necessità di base. Il solo spiraglio di speranza è vincere un talent show, un’impresa fallita miseramente da Abi (Jessica Brown Findlay, Downton Abbey) grazie all’incoraggiamento di Bing (Daniel Kaluuya).

Il suo discorso di rabbia in diretta, invece di smascherare l’orribile verità, lo lancia nella stessa arena che tanto odia. Un’osservazione cinica e grottesca delle umiliazioni subite per l’intrattenimento degli altri, una brutta parodia della nostra realtà.

Black Museum – Stagione 4, episodio 6 (2017)

Black Museum è un catalogo dell’orrore, mostrando un’industria voyeuristica e sadica che si nutre del dolore. In questo luogo macabro, Nish scopre i mostri che nascondiamo sotto il mantello del progresso: il dottore che sperimenta il dolore dei suoi pazienti, la madre intrappolata in una scimmia giocattolo, e il prigioniero condannato a una morte infinita, un souvenir per i sadici visitatori.

Ogni pezzo della collezione di Rolo Haynes (interpretato da Douglas Hodge), il custode del museo affascinante quanto macabro, porta con sé una storia di orrore e spesso di sofferenza umana. Quando Nish (interpretata da Letitia Wright), una giovane viaggiatrice in visita, si imbatte nel Museo Nero, Rolo le racconta tre terrificanti racconti collegati a tre oggetti distinti.

“Black Museum” è una testimonianza del potere narrativo di Black Mirror, mescolando storie orripilanti e riflessioni su temi come la coscienza, l’emulazione della personalità e le conseguenze etiche della tecnologia avanzata. Questo episodio non solo mette in luce l’oscurità dell’innovazione quando viene utilizzata per scopi sinistri, ma è anche un’ode alla stessa serie, unendo in un unico episodio il filone tematico di molte delle sue storie più memorabili.

Giochi pericolosi – Stagione 3, episodio 2 (2016)

“Divertimento”, un concetto malamente maneggiato nei tempi moderni. Tutti noi godiamo di un buon brivido, specialmente quando ci sentiamo al sicuro dietro il confortevole schermo di un film o di un videogioco. Eppure, non sarebbe altrettanto divertente se, in un qualche crudele colpo di scena, quella paura fosse strappata dal suo comodo nido virtuale per essere gettata a faccia a faccia con la realtà. Ed è esattamente questa l’inquietante proposta che Brooker ci offre nel terzo episodio della terza stagione di Black Mirror.

In “Giochi Pericolosi”, Cooper, un giovane viaggiatore, si ritrova a fare da cavia per un nuovo, all’apparenza entusiasmante, videogioco in realtà aumentata. Il palcoscenico è una casa infestata virtuale, ma i mostri che la popolano sono tutti tratti direttamente dagli incubi personali di Cooper. Il vero horror inizia quando le paure virtuali iniziano a confondersi con quelle reali. Cooper dovrà non solo affrontare gli orrori tipici delle case stregate (chi non ha paura degli ragni giganti?), ma si troverà a dover affrontare le paure più profonde e intime della sua vita, in una discesa vorticosa verso la follia.

Il genio di Brooker, come al solito, ci conduce in una danza macabra sul sottile confine tra realtà e finzione, tra gioco e tormento, tra il bisogno di evasione e la necessità di affrontare i nostri mostri interiori. Non c’è nessuna vittoria in questo gioco. Solo paura, follia e la consapevolezza che, a volte, le creature più terrificanti sono quelle che abitano dentro di noi.

Ma chi se ne importa, vero? Dopotutto, è solo un gioco… o almeno, questo è ciò che ci piace credere.

Odio universale – Stagione 3, episodio 6 (2016)

Ecco a voi una riflessione profondamente cinica sulla società odierna: l’odio online può diventare una sentenza di morte. Black Mirror ci mostra un futuro prossimo in cui i cosiddetti “hater” che infestano la rete pagheranno a caro prezzo il loro comportamento velenoso. “Odio Universale” ci guida attraverso l’indagine di due detective (Kelly Macdonald e Faye Marsay) su un geniale e spietato hacker capace di prendere il controllo delle IDA (Insect Drones Autonomous), api robotiche usate per sostituire le api estinte, per eliminare i vettori dell’odio online.

Le due protagoniste scoprono l’esistenza di una comunità di vendicatori digitali, desiderosi di fare giustizia verso chiunque si comporti in maniera oltraggiosa su Internet. Ma le loro azioni non sono da meno rispetto a quelle degli hater che vogliono punire. Il messaggio è tagliente come una lama: il cyberbullismo è riprovevole, ma non si deve dimenticare che anche chi si erge a paladino della giustizia può facilmente scivolare nell’abisso della crudeltà.



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