Contributo dell’affollamento carcerario, effetti penali e sanzionatori della legge Fini-Giovanardi

SEI ANNI DI APPLICAZIONE DELLA LEGGE ANTIDROGA (2006-2011)
Uno sguardo d’insieme sugli effetti penali, sanzionatori e ingressi complessivi negli istituti penitenziari

la legge Fini-Giovanardi

L’impatto della legge sul carcere ha fatto aumentare in percentuale gli ingressi in carcere per violazione 73 e 74 legge antidroga

Se l’obiettivo del legislatore del 2006 era il contenimento dei comportamenti connessi alle droghe illegali attraverso l’inasprimento punitivo, questo non è stato raggiunto.

Basti pensare che solo per la violazione dell’art. 73 D.P.R. 309/1990, ogni anno fa ingresso in carcere 1 detenuto su 3, mentre vi legano la loro presenza 4 detenuti su 10.
Sono significativi i dati degli ingressi in carcere per violazione della legge antidroga in rapporto al totale degli ingressi. Nel 2006 gli ingressi in carcere in violazione della legge antidroga sono stati 25.399 (su un totale di 90.714), mentre nel 2011 sono state incarcerate 22.677 persone (su un totale di 68.411). La diminuzione in termini assoluti degli incarcerati per violazione della normativa antidroga non deve ingannare, perché l’aumento in percentuale è costante e consistente dal 2006 in poi: il 28% nel 2006, il 31% nel 2008, il 31,7% nel 2009, il 31% nel 2010, il 33,1 nel 2011).

Fig a

 

Presenze in carcere: dal 2006 raddoppiati i detenuti per droga

Al 17 novembre 2011 erano 28.636 i detenuti imputati presenti in carcere: di questi, ben 11.380 erano imputati in violazione alla legge stupefacenti. Alla stessa data, i detenuti condannati erano 37.750: di questi, 14.590 per violazione della legge sugli stupefacenti. Si deve perciò alla legge antidroga la presenza di circa un terzo dei detenuti in attesa di giudizio, e di quasi il 40% (38,6% per l’esattezza) dei
ristretti già condannati.

Per dare un’idea dell’enorme contributo della legge sugli stupefacenti all’affollamento carcerario, si osservi l’enorme divario fra gli 11.380 imputati ristretti per tale legge rispetto ai 3.647 per rapina (il secondo reato più frequente).

Se poi si analizzano le presenze in sequenza storica, si vede che in soli 5 anni i detenuti per violazione della legge sulla droga sono quasi raddoppiati: dai 15.000 detenuti per questo reato nel 2006 ai 28.000 del 2011.

Fig b

 

Fig c

 

Fig d.1

 

Fig d.2

 

Le denunce

Sono cresciute le segnalazioni all’autorità giudiziaria per reati previsti dal D.P.R. 309/1990: nel 2006 il totale delle denunce è stato di 33.056, nel 2011 di 36.796.
Si segnala inoltre la crescita delle segnalazioni in stato di arresto: 25.730 nel 2006, 28.552 nel 20113.

Procedimenti penali pendenti

Non abbiamo ancora i dati relativi al 2010/2011, tuttavia si segnalano quelli fino al 2009 per la loro significatività, in relazione all’impatto della legge antidroga sul funzionamento del sistema giudiziario. Vi è un incremento impressionante per i procedimenti pendenti in relazione alla medesima fattispecie (154.546 procedimenti pendenti per art.73 nel primo semestre del 2006, fino al picco di 180.610 nel secondo semestre del 2008; 177.567 nel II semestre del 2009).

Fig e

La legge antidroga (49/2006): le principali modifiche

La legge 49/2006 “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” è intervenuta modificando il precedente D.P.R. 309/1990 negli articoli fondamentali, in particolare nelle disposizioni sanzionatorie, di natura penale e amministrativa, dettate per la “repressione delle attività illecite” dagli artt. 73 e seguenti.

Questi i punti principali della nuova legge rispetto a quella del 1990 (modificata dal referendum del 1993).

Introduzione del “limite quantitativo massimo”. Contro l’esito referendario, la legge 49/2006 reintroduce una soglia quantitativa destinata a distinguere fra il consumo e lo spaccio. Questa soglia è chiamata “limite quantitativo massimo riferibile ad uso esclusivamente personale” (le quantità -in principio attivo- sono state stabilite in 500 mg per la cannabis, 250 mg per l’eroina, 750 mg per la cocaina)1. Di conseguenza, la persona colta in possesso di un quantitativo di sostanza al di sopra del “limite quantitativo massimo” sarà uno spacciatore “virtuale”.

Inasprimento delle pene e riclassificazione della cannabis. Le pene previste dall’art. 73/74 (produzione, spaccio, traffico) per la detenzione di droga al di sopra della soglia quantitativa prefissata sono inasprite per effetto dell’abolizione della distinzione fra sostanze “leggere” e “pesanti”: da 6 a 20 anni di incarcerazione per tutte le sostanze. Mentre la legge del 1990 stabiliva pene diverse a seconda delle tabelle (da 2 a 6 anni per la cannabis, in tabella II; da 8 a 20 anni per le droghe “pesanti” in tabella I), la legge del 2006 introduce un sostanziale aumento di pene attraverso la riclassificazione della cannabis nella tabella I2.

Le pene per i reati di “lieve entità”. La legge del 2006 conserva la previsione di pene meno gravi per i reati di “lieve entità”, quando la persona è trovata in possesso di quantità leggermente al di sopra della soglia: in tal caso le pene vanno da 1 a 6 anni di incarcerazione, ma anche in questo caso si riscontra un notevole aumento di pena perché nella legge precedente per la cannabis la pena prevista era da sei mesi a quattro anni. Non si tratta però di un articolo specifico, ma solo di una circostanza attenuante relativa alla previsione principale (comma 5 dell’art.73). Di conseguenza, in presenza di quantità al di sopra del “limite quantitativo massimo”, l’accusa è sempre riferita all’art.
73 nel suo insieme (e la circostanza attenuante può essere applicata dal giudice solo nel verdetto finale). Il risultato è che le persone colte in possesso di quantità superiori alla soglia sono più facilmente soggette alla custodia cautelare di quanto non lo sarebbero se il comma 5 fosse una previsione autonoma. In più, la circostanza attenuante può non essere applicata in presenza di circostanze aggravanti, come ad esempio la recidiva. Ad esempio, con la norma che impedisce di applicare le attenuanti alla seconda reiterazione del reato, anche una persona in possesso di una quantità di poco superiore alla soglia può essere condannata alla pena piena di 6 anni di
carcere.

Le alternative al carcere. Al fine di mitigare l’impatto dell’inasprimento delle pene, ai tossicodipendenti con una condanna inferiore ai 6 anni (o con un residuo pena inferiore ai 6 anni) possono essere applicate le misure terapeutiche alternative (il limite era di quattro anni nella legge precedente).

Le sanzioni amministrative per l’uso personale (art.75). Si riconfermano le sanzioni già esistenti (sospensione della patente, sospensione del passaporto), ma la durata è allungata sensibilmente (da un mese-un anno mentre in precedenza da due-quattro mesi). Inoltre si introduce il ritiro immediato della patente o del certificato di idoneità tecnica per i ciclomotori, con conseguente fermo amministrativo di questi ultimi per 30 giorni. Inoltre sono introdotte sanzioni particolarmente afflittive, erogate dal questore nei confronti di soggetti già condannati per reati contro la persona, o il patrimonio, o la normativa antidroga quando dal consumo “possa derivare pericolo per la sicurezza pubblica” (come l’obbligo di presentarsi almeno due volte agli uffici di polizia, obbligo di rientrare a casa ad una determinata ora etc.)

(art.75 bis). Ancora più importante, qualora il consumatore si sottoponga ad un programma terapeutico, questo non interrompe l’erogazione della sanzione, come avveniva in precedenza. Di fatto perciò, i programmi non sono più alternativi alle sanzioni, ma si aggiungono ai provvedimenti sanzionatori.

E’ da notare che l’inasprimento della normativa italiana è intervenuto negli anni in cui in Europa si affermava la strategia dei “quattro pilastri” (prevenzione, terapia, riduzione del danno, repressione), caratterizzata da un riequilibrio, di enfasi e di risorse, dal pilastro “repressione”verso i pilastri sociosanitari. Al contrario, l’allora governo Berlusconi ha scelto di rafforzare il pilastro della legge penale.

Legge antidroga solleva dubbi di costituzionalità, la Fini-Giovanardi alla Consulta.

L’impatto punitivo sul consumo

Le segnalazioni delle forze dell’ordine alle Prefetture per uso personale di sostanze stupefacenti (ex art.75) sono di difficile lettura, perché, a detta dello stesso Ministero dell’Interno, i dati sono da considerarsi consolidati solo dopo oltre due
anni 6. Secondo i dati dello stesso Ministero Interno riportati nella Relazione 2009 7, nel 2006 sono stati segnalati 50.495 soggetti (da notare che nella relazione 2011, il dato del 2006 è invece di 45.920) ; nel 2007, 52.037 (47.072 nella relazione 2011); nel 2008, 53128 (46.923 stimati nella relazione 2011); nel 2009, 54.220 (46.579 stimati nella relazione 2011, a fronte di 37.800 “osservati”). Nel 2010, la stessa relazione 2011 indica 45.670 persone segnalate “stimate” a fronte di 31.550 “osservate” (la forbice fra “stima” e “osservazione” si allarga per i dati più recenti). Dunque, considerando il 2008 come ultimo dato stimato-consolidato, dal 2006 al 2008 ci sarebbe stato un aumento delle persone segnalate. Per ciò che riguarda le sostanze d’abuso, nel 2009 ben il 73% dei segnalati è per cannabis. Nel 2010, la percentuale sale al 74%8: una percentuale importante, a fronte del 13% per cocaina e all’11% per gli oppiacei. Quanto alle sanzioni amministrative erogate, queste crescono in maniera notevole, arrivando quasi a raddoppiare dal 2006 al 2010 (8.180 nel 2006, 14.993 nel 2008; 15.923 nel 2009, 16.154 nel 2010). Contemporaneamente, crollano le richieste di programma terapeutico (6.713 nel
2006, 2.888 nel 2007, 1.489 nel 2008, 711 nel 2009, 518 nel 2010). Sulla caduta dei programmi terapeutici per le persone segnalate alla Prefettura per uso personale (ex art.75) sembra aver influito il nuovo meccanismo della legge: il programma terapeutico non sospende più l’erogazione della sanzione come avveniva nella normativa del 1990, e dunque la terapia si presenta agli occhi del consumatore come un “onere aggiuntivo”.

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Questo testo è tratto dal LIBRO BIANCO SULLA LEGGE FINI-GIOVANARDI interamente consultabile in formato pdf  pubblicato in rete

dall’Osservatorio Antigone



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