Brasile: i Mondiali di Calcio di Goldman Sachs. Ct Seleção: “Le proteste? Ce ne infischiamo”

Nel marasma di previsioni, pronostici, scommesse e inciuci intercontinentali per i Mondiali di calcio che stanno per partire c’è un rapporto che lascia abbastanza interdetti, nonostante sia arrivato alla quinta edizione: quello firmato nientemeno che da una delle più grande banche d’affari del mondo, la Goldman Sachs.

Non serviva certo questo documento a ricordarci che il calcio è uno spettacolo che s’ha da fare. A ogni costo. Sull’onda dei sanguinosi blitz del Bope, il reparto speciale della polizia brasiliana specializzato in scenografiche quanto inutili operazioni nelle favelas, o del devastante squilibrio sociale di una potenza che cresce immersa nel dolore. E questa è un’altra ferita con cui stiamo già facendo i conti: un evento che nasce, cresce e si sviluppa in questo modo è già fallito in partenza. Comunque vada a finire. “Le proteste? Ce ne infischiamo” ha detto il ct della Seleção Felipe Scolari. Ecco.

Brasile-proteste

Il potentissimo istituto, negli ultimi anni al centro di ogni genere di polemica per esempio per le speculazioni su derivati, prezzi dei generi alimentari o mutui spazzatura che hanno innescato la crisi internazionale del 2008, ha dunque pubblicato un cospicuo report di quasi 70 pagine in cui infila un po’ di tutto. Pure il dream team della competizione. Qual è? In campo Neuer, Alves, Sergio Ramos, Silva, Lahm, Hazard, Iniesta, Ribéry, Neymar, Messi, Cristiano Ronaldo. No, l’Italia manco qui.

Da togliere quasi il gusto di mettersi davanti alla tv. Perché dà l’idea, anche dopo oltre un quinquennio di crisi nera, di come l’approccio finanziario riesca a fagocitare qualsiasi tassello della vita privata e pubblica. Lo lusinga, lo mastica e lo restituisce digerito e privo di ogni qualità nutritiva.

In vista dei Mondiali di calcio ci sono state ampie manifestazioni e proteste pubbliche a cui la polizia ha risposto con l’uso della forza e, in alcuni casi, con armi “apparentemente meno letali”, come gas lacrimogeni e proiettili di gomma.
Le manifestazioni potrebbero continuare nelle prossime settimane; il congresso brasiliano sta considerando nuove leggi che potrebbero essere usate per inasprire la repressione. Inoltre, regolamentazioni e formazione inadeguate per il controllo delle manifestazioni rischiano di causare ulteriori danni ai manifestanti dovuti all’uso eccessivo della forza da parte della polizia.


Ognuno ha il diritto di protestare pacificamente – di esercitare i suoi diritti alla libertà di espressione e di assemblea pacifica – e il governo brasiliano deve assicurare che ciò possa avvenire.

Amnesty International lancia l’appello su aiyellowcard.orgDagli il cartellino giallo” e spiega i motivi per farlo:

Perché dargli un cartellino giallo?

13 giugno 2013, San Paulo: un fotografo è stato colpito da un proiettile di gomma mentre seguiva le proteste; ha perso un occhio.
17 e 20 giugno 2013, Rio de Janeiro: la polizia ha usato gas lacrimogeni contro i manifestanti in spazi chiusi, inclusi ospedali, stazioni della metropolitana e ristoranti.
21 giugno 2013, Belem: secondo quanto riportato dai media, un’operatrice ecologica di 51 anni è morta il giorno dopo che la polizia avrebbe spruzzato gas lacrimogeni in uno spazio in cui si era riparata con altre persone durante una protesta
15 ottobre 2013, Rio de Janeiro: la polizia ha fatto uso eccessivo della forza contro insegnanti che manifestavano pacificamente e ne ha arrestati circa 200.
25 gennaio 2014, San Paulo: la polizia ha lanciato gas lacrimogeni, esploso proiettili di gomma e colpito con manganelli manifestanti che avevano trovato riparo in un albergo. Uno studente di 27 anni è stato aggredito da due poliziotti; ha riportato diverse fratture alle ossa rotte e perso quattro denti.
22 febbraio 2014, San Paulo: la polizia ha circondato i manifestanti pacifici utilizzando una tecnica nota come “Hamburger Kessel” o “kettling” (isolare per ore i manifestanti con un cordone), portandone diverse decine nelle stazioni di polizia.

Parte del contenuto di questo articolo è stato pubblicato su wired.it e aiyellowcard.org

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